Capita spesso che un genitore chieda una consulenza perché il figlio presenta alcune difficoltà.
Per esempio:
In molti casi la richiesta iniziale è molto chiara:
"Vorrei portare mio figlio o mia figlia dallo psicologo."
È una richiesta comprensibile. Quando un genitore vede il proprio figlio in difficoltà desidera trovare qualcuno che possa aiutarlo.
Tuttavia, soprattutto con i bambini più piccoli, il lavoro psicologico non sempre avviene direttamente con loro.
Quando si lavora con bambini sotto gli 11–12 anni, in psicoterapia breve strategica, spesso, si utilizza una modalità chiamata terapia indiretta.
Questo significa che il lavoro viene svolto principalmente con i genitori.
Non perché il bambino non sia importante, ma perché il contesto relazionale in cui vive ha un'influenza enorme sul suo comportamento e sul suo benessere emotivo.
I bambini crescono all'interno delle relazioni.
E spesso alcune difficoltà si sviluppano proprio dentro queste dinamiche.
La prospettiva costruttivista considera il comportamento umano come qualcosa che si costruisce all'interno delle relazioni e delle esperienze.
In altre parole, ciò che una persona fa non dipende solo da caratteristiche individuali, ma anche dal modo in cui le persone intorno a lei percepiscono, reagiscono, rispondono e si relazionano.
Questo vale ancora di più per i bambini.
Il loro modo di affrontare le emozioni, la frustrazione o le difficoltà si sviluppa proprio nel dialogo continuo con le figure di riferimento.
Molte difficoltà dei bambini non sono solo comportamenti isolati, ma fanno parte di modelli relazionali che nel tempo diventano abituali.
Possiamo pensare a questi modelli come a vere e proprie abitudini relazionali. Per esempio:
un bambino fatica ad addormentarsi da solo.
Quando il bambino piange o chiama, il genitore interviene immediatamente per rassicurarlo o restare con lui fino a quando si addormenta.
Questo comportamento nasce spesso da un intento positivo: proteggere il bambino e ridurre il suo disagio.
Con il tempo però può crearsi un piccolo ciclo relazionale:
Quando si osserva una difficoltà in questa prospettiva, il cambiamento può avvenire proprio modificando alcune dinamiche relazionali.
La terapia indiretta lavora proprio su questo.
Attraverso il confronto con i genitori è possibile osservare insieme:
A volte piccole modifiche nel modo di rispondere al comportamento del bambino possono produrre cambiamenti molto significativi.
Non perché il genitore stia "sbagliando", ma perché alcune dinamiche si sono costruite nel tempo in modo automatico.
Uno degli aspetti più delicati di questo lavoro riguarda proprio il modo in cui guardiamo al problema.
Spesso i genitori arrivano con la sensazione che il figlio abbia qualcosa che non funziona e che qualcuno debba "aggiustarlo".
La terapia breve strategica, invita invece a osservare la situazione in modo più ampio.
Il comportamento del bambino può essere visto come una risposta a un sistema di relazioni, non come un difetto individuale.
Questo permette di evitare di etichettare o patologizzare precocemente i bambini.
Naturalmente ogni caso deve essere attentamente valutato dal/la psicoterapeuta, che potrebbe indicare un intervento di tipo diretto a seconda delle caratteristiche del problema.
Molte delle difficoltà che emergono nelle relazioni familiari non sono legate solo al comportamento del bambino, ma a dinamiche relazionali che nel tempo diventano automatiche.
In terapia breve strategica parliamo di veri e propri Modelli Familiari.
Nel nostro cervello queste dinamiche funzionano spesso come vere e proprie abitudini: modi ricorrenti di reagire alle emozioni, ai comportamenti degli altri e alle situazioni di difficoltà.
Se ti interessa approfondire questo tema, puoi leggere anche:
Questi articoli spiegano come alcune modalità di risposta possano consolidarsi nel tempo e diventare schemi automatici, sia nelle relazioni tra adulti sia nelle dinamiche familiari.
Se ti interessa approfondire l'argomento i libri che ti consiglio sono:
"Modelli di famiglia. Conoscere e risolvere i problemi tra genitori e figli" scritto dal Prof. Giorgio Nardone, Emanuela Giannotti e Rita Rocchi e
"Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita" scritto dal Prof. Giorgio Nardone e dall'équipe del Centro di Terapia Strategica.
Quando i genitori iniziano a osservare in modo diverso alcune dinamiche e sperimentano modalità nuove di risposta, spesso succede qualcosa di interessante.
Anche il bambino inizia gradualmente a cambiare comportamento.
Questo accade perché il sistema relazionale in cui si muove è diventato diverso.
In altre parole, il cambiamento non nasce solo dall'intervento diretto sul bambino, ma dalla trasformazione delle relazioni in cui vive.
Essere genitori significa confrontarsi ogni giorno con situazioni nuove e spesso complesse.
Chiedere un confronto non significa aver sbagliato qualcosa, ma prendersi uno spazio per comprendere meglio ciò che sta accadendo e trovare modalità più funzionali per affrontarlo.
A volte lavorare insieme sui meccanismi relazionali può aiutare a sciogliere difficoltà che sembravano molto radicate.
Se vuoi capire meglio come lavoro e come si svolge un percorso di psicoterapia breve strategica, puoi leggere la pagina dedicata al mio approccio terapeutico.
Dott.ssa Sara Strufaldi
Psicologa Psicoterapeuta Firenza