C'è una domanda semplice che moltissime donne che ricoprono ruoli di responsabilità faticano a rispondere con onestà: "Se nessuno te lo chiedesse, lo faresti comunque?"
Rispondere subito al collega che scrive di sabato. Dire di sì a un progetto in più anche quando l'agenda è già piena. Aspettare il via libera — implicito o esplicito — di qualcun altro prima di sentirsi autorizzate a fidarsi del proprio giudizio. Non è gentilezza soltanto: spesso è un meccanismo diventato automatico, che si attiva prima ancora che la persona possa scegliere.
Giorgio Nardone, nel suo libro “Psicotrappole”, descrive con chiarezza un pattern che chiama "la ricerca continua di rassicurazioni": più una persona cerca conferme esterne per sentirsi sicura di una decisione o di un proprio valore, più — paradossalmente — la sua insicurezza di fondo aumenta, invece di diminuire. Ogni conferma ottenuta dà sollievo solo per poco, perché non insegna a fidarsi di sé: insegna soltanto a cercare la prossima conferma. È un meccanismo che si autoalimenta, esattamente come il perfezionismo di cui ho parlato nell'articolo precedente e il pattern di iperdisponibilità legato al “glue work” descritto nel primo.
Sul lavoro, questo si traduce spesso in una disponibilità totale e senza confini: essere raggiungibili sempre, anticipare i bisogni altrui prima che vengano espressi, evitare di esprimere un disaccordo per timore di deludere o di essere giudicate "difficili". Nardone descrive anche una trappola complementare, quella di "socializzare tutto" — il bisogno di condividere e far approvare ogni scelta prima di sentirsi legittimate ad agire, che finisce per erodere ulteriormente la fiducia in sé stesse.
Se hai letto anche i primi due articoli di questa serie, probabilmente stai già notando come questi tre elementi — il lavoro invisibile che tieni insieme senza essere riconosciuta, il perfezionismo che non ti lascia mai soddisfatta, il bisogno di conferme che ti tiene sempre un passo indietro rispetto alle tue stesse decisioni — non sono tre problemi separati. Sono la stessa trama, vista da tre angolazioni diverse.
Si rinforzano a vicenda: il bisogno di conferme ti spinge a essere sempre disponibile per ottenere approvazione; l'essere sempre disponibile ti fa accumulare compiti invisibili e poco riconosciuti; la mancanza di riconoscimento alimenta il dubbio su di te, che a sua volta alimenta il bisogno di conferme. Un circolo che si chiude su sé stesso, e che dall'esterno — paradossalmente — sembra il ritratto di una professionista solidissima.
Il prezzo di questo schema si paga in silenzio: stanchezza che il weekend non risolve, un fastidio crescente che non sai bene a chi o cosa attribuire, la sensazione di aver perso il contatto con quello che desideri davvero, dietro tutte le cose che fai per gli altri.
Se hai già provato a "porre dei limiti" o a "essere più assertiva" e questo non ha funzionato — o è durato solo qualche settimana — non è perché ti manchi la forza di volontà. È perché questi schemi non sono opinioni da cambiare con un proposito, ma comportamenti concreti, ripetuti ogni giorno, che si sono costruiti nel tempo e che si mantengono attraverso meccanismi precisi. Cambiarli richiede di intervenire proprio su quei meccanismi, non sulla superficie.
È esattamente qui che il modello di Psicoterapia Breve Strategica sviluppato da Giorgio Nardone insieme a Paul Watzlawick, al Centro di Terapia Strategica di Arezzo, offre uno strumento diverso rispetto ad altri approcci. Il lavoro terapeutico non parte dal "perché" cerchi conferme o non sai dire di no — non richiede di ripercorrere anni di storia personale — ma dal "come" questo schema si mantiene oggi, nella tua vita quotidiana, e su quali piccoli cambiamenti concreti, guidati dal terapeuta, possono interromperlo.
Sono cambiamenti mirati, spesso percepibili già dalle prime sedute, perché il modello è costruito apposta per essere efficace in tempi contenuti — non per correre, ma perché il cambiamento sostenibile, in questo approccio, nasce dal fare esperienza diretta di un modo diverso di reagire, non dal parlarne soltanto.
Se in questi tre articoli ti sei riconosciuta — nel lavoro che tieni insieme senza essere vista, nel perfezionismo che non ti dà tregua, nel bisogno di conferme che ti tiene sempre un passo indietro — probabilmente è arrivato il momento di occuparti di questo schema con la stessa cura con cui ti occupi di tutto il resto.
Nel prossimo e ultimo articolo di questa serie entrerò più nel dettaglio di come mai il modello di Psicoterapia Breve Strategica è efficace per le donne che amano il loro lavoro ma non si riconoscono più.
Se non vuoi aspettare e senti che è il momento giusto, scrivimi per fissare un primo appuntamento.
Dott.ssa Sara Strufaldi
Psicologa Psicoterapeuta Firenza